Giusto oggi sono passati venticinque anni dall’11 settembre 2001. Non vi stupirà sapere che ormai è drammaticamente facile trovare persone che non l’abbiano vissuto – basta anche solo un trentenne, a cinque anni è difficile ricordarsi.
Meno male, però. Il mondo forse andrà avanti da quella drammatica contrapposizione frontale. Nonostante tutto quel che succede voglio ancora sperare in un mondo che non viva di contrasti con l’Islam.
Che poi dare a quei terroristi degli “islamici” è come dare dei “cristiani” a quelli del Ku Klux Klan. Non mi pare nella Bibbia ci sia scritto di impiccare gente di colore (anche se dopo aver letto “Il Dio dei nostri padri” di Cazzullo devo dire che c’è scritta parecchia roba violenta e controversa, eh?).
Non vi sorprenderà sapere che la storia dell’11 settembre parte dalla brutalità. Non solo quella dei terroristi, ma anche quella delle carceri egiziane dove chi veniva catturato passava attraverso la tortura sistematica. Ayman Al-Zawahiri, una delle menti degli attentati, si radicalizza proprio così. I mafiosi, anche in Italia, si formano proprio nelle carceri.
Poi, l’incontro “fortunato” con un giovane di una famiglia ricchissima, Osama bin Laden, figlio di Mohammed. Partito dallo Yemen completamente illetterato, Mohammed arriva a diventare braccio destro del re saudita, facendo un mare di soldi in progetti edilizi di ogni genere fondando QUESTA società che ancora esiste. Diventerà talmente tanto potente da arrivare persino a restaurare le tre moschee di Mecca, Medina e Gerusalemme, i tre luoghi santi dell’Islam. Ogni tanto, bontà sua, prendeva l’elicottero per poter andare a pregare in tutti e tre nello stesso giorno.
Mohammed però è un padre assente. Osama lo vede pochissimo. La mamma, Alia, comincia a preoccuparsi perché si cura fin troppo della religione, ma da buona musulmana pensa che alla fine Dio avrà cura di lui. Il padre si separa e fa sposare Alia con un dipendente del suo gruppo edilizio. Osama è un ragazzo tutto sommato normale ma estremamente carismatico. Gioca a calcio, fa il centravanti, bei piedi pare. Per pudore mette i pantaloni lunghi per giocare: i suoi compagni cominciano a fare lo stesso. Piano piano poi smette con le attività “mondane” e comincia a radicalizzarsi sempre di più. Ironia della sorte, il padre morirà proprio in un incidente aereo. Cosa direbbe Freud?
Di tutte le notizie che oggi si sanno, quella che mi fa più specie è quella dei “dry run”. Si definisce così un viaggio di prova, come quelli che avrebbero compiuto i commandos terroristi prima dell’effettivo dirottamento di giorno 11. Prova dei posti, osservazione del tragitto e del personale. Un evento organizzato con estrema cura, nella sua inconcepibile malvagità. Come si fa, mi chiedo, a vedere in faccia la gente che viaggia con te – bambini, hostess, piloti – e non provare dell’umana pietà verso della gente che sai di dover pugnalare o far schiantare a 800 all’ora contro un palazzo?
Cosa ci rimane oggi di quell’attacco? Ben poco, credo. Un ricordo vago, ormai, di mostruosità compiute dai vari attori della tragedia. È di poco tempo fa la notizia che le vittime successive al giorno dell’attentato sono più di quelle del giorno 11: non poco ha influito la volontà di andare avanti a tutti i costi del settore economico: all’ex sindaco Giuliani era noto che l’aria di Manhattan fosse contaminata dall’amianto e altre polveri sottili degli edifici crollati.
Concedetemi un pensiero personale. Io provo grande amarezza pensando al mondo pre-attentato. Certo, era chiaro che qualcosa bollesse in pentola sin dai primi attentati al World Trade Center, quelli del 1993, e poi alle ambasciate americane in Kenya e Tanzania.
Con l’11 settembre è definitivamente finito un mondo più allegro ed ottimista, quello degli anni Novanta, che ha lasciato spazio a controllo di massa, egoismi e neoconservatorismi di ogni genere, sorti come effetto collaterale di un crescente bisogno di sicurezza e paura dell’altro.
Mi consola il pensiero che la Storia è fatta di fasi: finirà. Serve tempo, come quando ci si spaventa.
O siamo ancora spaventati?