Operazione nostalgia


“Come una volta” c’è scritto sul sacchetto della baguette. “Come una volta” si chiama la bottega. “Facciamo la barba come una volta” dice il barbiere. L’Italia è la nazione dove era tutto meglio una volta, e in questo mi permetto di fare una menzione speciale al sud, dove “i tempi dei nonni” (quali, i miei o i nonni dei miei? – mi permetto di chiedere) erano sempre meglio.

Quello che mi lascia perplesso è che il concetto non si applica solo al discorso popolare, che sarebbe anche normale. Il problema di questa nazione è che viene assecondata dai politici e soprattutto dalla televisione, sia pubblica che privata.

Accendete su un canale a caso, troverete la seguente casistica:

-Politici che parlano di immigrazione con tricolori all’occhiello, dipingendo gli arcadici scenari dell’ “Italia agli italiani” (salvo dare la mano a Marcell Jacobs, Larissa Iapichino, Lorenzo Simonelli, Chituru Ali e altri quando vincono, probabilmente se trionfi ti vedono bianco, non lo so, sarebbe da chiedere).

-Programmi canori lunghi un’intera serata dove nel migliore dei casi si sente ululare “la prima cosa bella /che ho avuto dalla vita /è il tuo sorriso giovane sei tu”, nonché altri grandi successi. Del postguerra, però.

-Fornelli sempre accesi con ricette che rigettano il mondo industriale – e va benissimo – millantando di cucinare “come una volta”. Non mi risulta, però, che i bovini da carne vengano allevati nei verdi pascoli, così come che il formaggio non venga prodotto dai nonnini che girano mastelli tra le caprette che fanno “ciao”.

Perché dunque l’Italia è preda della nostalgia, specie in tutto ciò che è nazionalpopolare?

Io credo che ci sia un senso di insicurezza dietro tutto questo. Il cercare un’ancora di salvezza in un passato idilliaco che non è mai esistito (terrorismo interno anni 70, svalutazioni e debito pubblico folle negli anni 80, stragi mafiose anni 90, crisi economiche e terrorismo internazionale degli anni 2000, per dirne alcune). Dovremmo finirla di pensare che si stesse meglio quando si stava peggio: non solo non è vero, ma distrugge il presente. Un presente dove abbiamo infinitamente più cure mediche, abbiamo a disposizione una montagna di sapere con un solo click del mouse e una varietà di scelta sul cibo che anche solo negli anni Novanta ci si sognava di notte.

Le abitudini positive o negative, ma segnatamente i pensieri positivi e negativi creano la nostra vita. Letteralmente. Se proprio volete avere nostalgia di qualcosa, mettete nello stereo un bel disco, ma godetevi la musica nel tempo presente. Che tanto, il passato non torna comunque più. Ed è una fortuna.

Ad maiora.